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Mi sto candidando per essere il Presidente del CPA – il sindacato dei ciclisti professionisti

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È tempo di cambiamenti
È il momento per dare più potere al plotone
È tempo di permettere ai ciclisti di decidere

Programma

Dal 1999 il CPA contribuito a rappresentare gli interessi dei ciclisti professionisti, ma è giunto il momento di modernizzarlo, riformarlo e focalizzare l’interesse di tutti i pro-cyclist nel loro cuore.

PIÙ PROFESSIONALITÀ

Un sindacato moderno e professionale sviluppato sul modello dei migliori sindacati di atleti professionisti di tutto il mondo.

PIÙ ATTIVO

I ciclisti faranno parte del processo per decidere le regole del loro sport, la sua crescita e come viene strutturato.

PIÙ RAPPRESENTATIVO

Verranno stabiliti i miglioramenti di comune accordo con i team di professionisti, e i corridori saranno coinvolti direttamente nel processo.

Alla pari di altri sindacati di atleti di successo, perseguiremo altri flussi di entrate al di fuori dei soldi del premio al fine di costruire un gruppo di collaboratori professionisti in grado di supportare i corridori giorno dopo giorno.

PIÙ VOCE

Verrà modernizzata la comunicazione aggiornando il sito Web e i canali delle reti sociali.

Aumenteremo l’attività dei media informando i ciclisti e il pubblico della voce del plotone posizionandoci sulle trasmissioni di attualità rilevanti nel ciclismo.

Chiamata all'azione

Per uno sport di grande rilievo nel ventunesimo secolo è giunto il momento del voto democratico aperto ai membri piuttosto che una decisione presa dietro porte chiuse.

Procedure di voto

Il modo attuale

Il CPA non ha mai avuto elezioni con più di un candidato. In passato il CPA elesse i presidenti solo con voti delle associazioni membri che siedono nel consiglio di amministrazione della CPA.

Il 9 settembre il CPA ha pubblicato questa spiegazione del sistema di voto. In sintesi, funziona così:

150 voti per Pascal Chanteur, capo del sindacato dei ciclisti francesi
124 voti per Cristian Salvato, capo del sindacato italiano dei ciclisti
86 voti per Jose Luis de Santos, capo del sindacato dei ciclisti spagnoli
67 voti per Michael Carcaise, capo del North American Riders Union
17 voti per David Chassot, capo dell'unione dei ciclisti svizzeri
14 voti per Joakim Andrade, capo del sindacato dei ciclisti portoghesi
1 voto per ogni ciclista di qualsiasi nazione non elencata sopra che è fisicamente presente all'incontro di Innsbruck del 27 settembre

La via democratica

Siamo d'accordo con i corridori che hanno chiesto al CPA di eleggere il loro presidente un voto aperto all'intero gruppo , e solo ai corridori.

Siamo d'accordo con i piloti che hanno richiesto un ballottaggio elettronico in modo che ogni membro del gruppo possa votare, indipendentemente dalla nazionalità e indipendentemente dal fatto che partecipi ai Campionati del Mondo di Innsbruck.

Take Action Now

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  • Segnala il tuo supporto per la campagna.
    #MillarForCPA #LetUsVote #LetThoseWhoRideDecide #PowerToThePeloton
  • Esprimi un voto all'Assemblea Generale della CPA ai Campionati Mondiali
  • Parla con i tuoi compagni di squadra e assicurati che votino

Il perché della mia candidatura

Sono arrivato vicino di incolpare di tutti i miei fallimenti al ciclismo professionale; eppure non lo feci perché ritornare allo sport dopo il mio divieto fu come un regalo, è stata una seconda opportunità che mi sorprese e che dovevo rispettare. Mi sono avvicinato alle federazioni ciclistiche, alle organizzazioni anti-doping e agli organizzatori delle gare, offrendo a tutti loro il mio rammarico e le mie scuse, ovvero più importante ancora, il mio desiderio di contribuire nel miglioramento dello sport con le lezioni che avevo imparato – fu per me, la mia responsabilità e rivincita del diritto di essere ammesso di nuovo.

Sapevo che non si erano presi cura adeguatamente di me quando ero un giovane professionista. All’inizio mi volevano far credere di aver tradito me stesso, non fraintendermi, vivo da sempre pensando che mi sto perdendo qualcosa, ma poi ho cominciato a rendermi conto che gli altri non solo mi avevano deluso senno che avrebbero continuato a deluderci a tutti. I nostri team ci hanno deluso, altrettanto fecero le nostre federazioni, così come il sistema anti-doping, in più anche i nostri agenti ci delusero, e la lista non finisce qui.

Probabilmente avrete notato che non ho mai menzionato il nostro sindacato. Non ne abbiamo avuto uno fino al 1999 e per molti anni non sapevamo nemmeno che esistesse. Ne abbiamo uno, si chiama CPA (Cyclistes Professionnels Associés), anche se nessun ciclista ha mai votato per il suo Presidente perché fino ad ora non c’è mai stata un’elezione tra due candidati. Normalmente si trattava di un trasferimento di consegne da un presidente all’altro il cui veniva votato dai membri del consiglio di amministrazione del CPA.

Il motivo per il quale sto facendo questo è perché credo che la cosa più importante delle corse professionistiche sia il corridore professionale. Conosco la politica, capisco le pubblicità – ho commesso gli errori più grandi e imparato le lezioni più importanti. I ciclisti professionali di oggigiorno vivono senza dubbio la situazione occupazionale più precaria che lo sport abbia mai conosciuto. Nelle menti dei potenti esiste la convinzione di star migliorando lo sport attraverso la riduzione, senza che ci sia però alcuna evidenza di perfezionamento.

Voglio rendere il plotone la parte più solida e rispettata del ciclismo professionistico, perché sono i corridori che contano, e meritano di essere trattati, curati e protetti come tali, e soprattutto educati non solo per ora, ma per il resto della loro vita. Credo che possiamo essere forti, gentili e generosi, è per questo che mi sono innamorato del ciclismo professionale.

Bio

Sono diventato un ciclista professionista quando avevo 19 anni. Sono l’unico corridore britannico ad aver indossato tutte le maglie dei leader al Tour de France, indossandole anche in tutti i Grand Tours poiché sono stato vincitore di tappa negli stessi, Campione Nazionale Britannico in Gara su Strada, Corsa a Cronometro e Inseguimento Individuale. Oltre alle mie squadre professionistiche sono stato il capitano di squadre nazionali ai campionati del Mondo, della Commonwealth e delle Olimpiadi.

La mia carriera da professionista è stata divisa in due da un divieto di doping. Cominciò in Francia dove ho corso per Cofidis al fianco di alcuni dei miei eroi al momento, Tony Rominger, Maurizio Fondriest e Lance Armstrong. Dopo il mio divieto ho co-fondato un nuovo team, Slipstream, su principi che all’epoca erano innovativi diventando le migliori pratiche del plotone moderno. Sono andato oltre il vecchio e il nuovo mondo del ciclismo professionale e sono stato parte integrante nello sviluppo e il cambiamento dello sport in meglio.

Ho lavorato con le mie federazioni nazionali ed internazionali di ciclismo e ho consigliato organizzazioni nazionali anti-doping. Sono stato un membro della Commissione di Atleti dell’Agenzia Anti-doping del Mondo durante quattro anni e sono stato considerato il portavoce non ufficiale dal plotone per oltre un decennio in materia di doping ed anti-doping. Sono stato uno dei protagonisti della Commissione di Atleti della WADA per aver spinto la politica No-Needle in tutti gli sport. Ho rappresentato corridori nella commissione dell’Unione Ciclisti Internazionale –UCI- che ha creato l’Extreme Weather Protocol e ho preso parte come rappresentante britannico nelle riunioni del CPA.

David Millar & Christian Prudhomme – Photo Ian Walton

Ho scritto due libri: ‘Racing Through the Dark’ e ‘The Racer’, e lavorato in due film, ‘The Program’ e ‘TIME TRIAL’. Sono diventato un commentatore per la British TV, allenato i giovani corridori nella squadra di ciclisti della Gran Bretagna e fondato il marchio CHPT3. E ancora più importante, vivo con mia moglie e i miei tre figli piccoli a Girona, in Spagna – dove vivono oltre 100 ciclisti professionisti.

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